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Palazzo Milanesi

Palazzo Milanesi venne eretto nel Cinquecento, ma l’omonima famiglia risiedeva in quel luogo almeno dal 1427. I Milanesi, originari di Prato, avevano infatti preso in affitto in via Larga dai fiorentini Sostegni una "chasa con chorte, loggia e orto" per 35 fiorini al mese. A trasferirsi a Firenze fu Luigi di Ricovero Milanesi, segretario privato dell’antipapa Baldassarre Cossa, Giovanni XXIII, e molto legato ai Medici.

La prima profonda ristrutturazione della dimora dei Milanesi si deve a Giovan Battista Milanesi, eletto vescovo nella diocesi di Marsi nel 1562. I lavori al "palagio" iniziarono attorno al 1590. E la facciata dell’edificio, poi inglobato nel palazzo Capponi mostra ancora tutta l’impronta cinquecentesca: tre piani di finestre, con elementi decorativi in pietra bigia, scanditi da cornici "marcapiano". Nell’Ottocento poi venne creato un piano ammezzato, e i lavori imposero il rialzamento dell’ultimo piano e il rifacimento totale delle finestre corrispondenti. Le finestre "inginocchiate" del piano terreno furono realizzate ispirandosi a quelle create da Michelangelo per il palazzo Medici-Riccardi, che sorgeva dirimpetto. Per la loggia interna e le sale del terreno, che oggi ospitano la mensa del Consiglio regionale, si ricorse invece all’uso di volte a crociera e lunettate.

Come ultimo discendente maschio della famiglia, Giovan Battista Milanesi fu costretto a lasciare tutti i suoi beni all’unica nipote monna Felice, sposa di Migliore Covoni, e ai discendenti di lei "in infinito". In cambio impose agli eredi di giustapporre il cognome Milanesi al loro e di abitare nella dimora di via Larga. I Covoni, arrivati forse da Fiesole a Firenze nel Duecento, vi avevano impiantato una compagnia bancaria e mercantile. In seguito al matrimonio, nel 1577, tra Migliore e Felice la famiglia si trasferì in via Larga. I Covoni vi abitarono fino al 1674, quando l’ultimo discendente Giovan Battista, in difficoltà economiche per la "monacazione" di cinque sorelle, decise di affittare il palazzo.
Dopo la sua morte nel 1722 la dimora passò a un altro ramo della famiglia, i Covoni Bettoni, che misero in vendita l’edificio. All’acquisto erano interessati i vicini: il marchese Pier Roberto Capponi, il cui palazzo confinava a sud con il palazzo Milanesi Covoni, e l’avvocato Guglielmo Altoviti e i suoi fratelli, confinanti a nord. La prelazione fu data ai Capponi. Fu così che il 12 marzo 1730 Francesco Maria Covoni Bettoni Milanesi vendette per 2577 ducati ai fratelli Pier Roberto, Giuliano e Girolamo Capponi l’antico palazzo di famiglia, che venne annesso alla dimora accanto.