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Angolo di giardino

Mazzi Piero

Angolo di giardino
2007


Tipologia: quadro
Materia e tecnica: olio su tela
Anno di acquisizione: 2011

Il blu e il rosso. Il blu che induce alla riflessione, all’introspezione, alla profondità; il rosso, carico di dinamismo, moto, energia. Il rosso e il blu; la profondità introspettiva di un gesto, di un volo lento, il movimento inevitabile di tutto, pulviscolare, come atmosfera, in cui lo spazio fa spazio ai corpi presenti. Siano di uomini, case lontane o gabbiani dalle ampie ali sottili come morbide lame.
Nelle opere di Piero Mazzi, grazie alla tensione cromatica che va oltre i soggetti trattati, (spesso non a caso ripetuti, sorta di serie o esercitazione), si riscontra un discorso pittorico il cui vero protagonista è il colore, anche o soprattutto in virtù della sua privazione e rarefazione. La consuetudine cromatica, un mondo di visioni in rosso e blu, tradisce, nell’intenzione recondita, incoscientemente concettuale, una visione del reale trasfigurata, parallela a quella fisica e fisiologica.
L’artista indossa occhiali dalle lenti colorate che tingono tutta la realtà e la deformano; ne ridisegnano proporzioni e canoni visivi. Realtà, è bene sottolinearlo, mai completamente abbandonata, mai sostituita dal solo gioco cromatico/formale; così un gabbiano che vola, con le lunghissime ali, ci si offre come un ricordo musicale di chissà quali altri voli. Una donna dalle lunghe gambe sottili, il suo cagnolino di un improbabile violetto, lo spazio assente in cui sembrano galleggiare, sono metafore di sogni e orizzonti interiori. Mondi paralleli appaiono dalle tele di Mazzi come per magia; e trovano nella tensione cromatica, nel “sentimento del colore”, il diritto d’esistere. Il colore è usato dal pittore in modo viscerale, non mediato, istintivo, gioioso e parco allo stesso tempo; una sorta di alfabeto primitivo in grado di comunicare un universo complesso di sentimenti ed emozioni. E la comunicazione è affascinante, fatta più di non detti che di frasi esplicite. E’ innegabile dunque che il tratto distintivo di Mazzi sia il colore; è in virtù di questo che soggetti all’apparenza emotivamente distanti, si uniscono in un unico discorso trovando nel rigoroso bicromatismo una propria intima coerenza.
Attraverso quello che ci piace definire forma del colore l’artista raggiunge il proprio scopo; fornisce a chi guarda le coordinate per accedere ad un mondo personale, poetico, ricostruito attraverso sentimento e dedizione.