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COMUNICATO STAMPA


Tav: Cantone, necessario individuare criteri smaltimento terre di scavo

In commissione Ambiente, l'audizione del presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione: "Caso emblematico del nostro Paese e del sistema italiano degli appalti". Il presidente Baccelli: "Incertezze decisionali e non chiarezza normativa hanno sviluppato serie di paradossi. Dibattito pubblico importante ma non panacea di tutti mali". Il vicepresidente Giannarelli: "Felici di sapere che per Autorità la partecipazione è fondamentale. Derisi più volte su questo punto"

 

25 febbraio 2016

 

Firenze –Il passante ferroviario di Firenze? È un “problema tutto italiano, tipico del nostro Paese e del nostro sistema di appalti pubblici. Un caso emblematico che non ci fa onore”. È schietto il presidente Anac (Autorità nazionale anticorruzione) Raffaele Cantone, ascoltato oggi, giovedì 25 febbraio, in commissione Ambiente del Consiglio regionale. A Firenze anche per la firma del protocollo di vigilanza collaborativa tra Anac e Rfi, il magistrato ha risposto alle domande dei commissari guidati da Stefano Baccelli (Pd) e ripercorso i passi salienti della relazione, datata 4 agosto 2015, sui lavori per la realizzazione del passante ferroviario Alta Velocità del nodo fiorentino.
Secondo quanto dichiarato da Cantone, oltre ad un sistema di appalti definito quanto meno “complesso”, lo stallo Tav a Firenze, su cui peraltro non è possibile fare previsioni, “né in termini di conclusione né tanto meno di ripresa dei lavori”, è tutto imputabile alle terre di scavo. O, meglio, ai “criteri di smaltimento” ancora non chiari. Questo tema ha svolto un “ruolo determinante” su tutta la vicenda ma non è stato il solo. Atri fattori hanno contribuito a rendere Firenze molto distante da Bologna, dove è stata realizzata, e finita, un’opera simile. Tra questi, una programmazione “come al solito carente”, un aumento contrattuale molto elevato (circa il 10 per cento) che ha comportato “enormi ritardi”, un contenzioso “rilevante, con 300 milioni di riserve, ancora non riconosciuto ma comunque pesantissimo”. Non ultima, una “difficoltà ad interfacciarsi con i cittadini”, che se non ci fosse stata avrebbe, in parte, contribuito ad “alleggerire alcuni problemi” e che Cantone spera sia superata con il nuovo Codice dei contratti, nella parte in cui viene inserito il dibattito pubblico. Una pratica definita “centrale per far comprendere costi e benefici di opere molto impattanti. Non rappresenta la soluzione di tutti i problemi, ma è certamente una valutazione reale”.
Un’altra situazione, “piuttosto ingarbugliata”, sulla quale l’Autorità sta comunque monitorando, è quella relativa ai conci in galleria. Se all’inizio si ipotizzava ne fossero stati utilizzati di più economici ma meno sicuri, recentemente pare siano stati superati del tutto prevedendone un diverso utilizzo.
Ringraziamenti per la disponibilità, la precisione e il “prezioso contributo che potrà essere di aiuto ai lavori della commissione” sono stati espressi dal presidente Baccelli. “La vicenda Tav a Firenze si può sinteticamente riassumere in una serie di paradossi scaturiti da incertezze decisionali e non chiarezza normativa”. Nel riprendere le parole di Cantone sulla centralità del dibattito pubblico, il presidente ha ricordato “l’avanguardia della Toscana. Siamo stati i primi ad elaborare e varare una legge sulla partecipazione. L’abbiamo usata e sperimentata più volte. Il coinvolgimento dei cittadini è senza dubbio importante, ma non può essere la panacea di tutti i mali”, ha osservato, anticipando Monia Monni (Pd) che, sul punto, ha rilevato la “necessità, dopo ogni e doveroso passaggio, di decidere”. “Il dibattito pubblico non può essere un alibi per non fare. Deve essere strutturato e preciso, ma non precludere l’assunzione di responsabilità amministrativa e politica”.
In netto contrasto il vicepresidente della commissione Giacomo Giannarelli (M5s) che ha accolto con felicità l’osservazione di Cantone sulla partecipazione come “occasione importante”. “Siamo stati più volte derisi per aver chiesto di inserire il dibattito pubblico in legge”, ha detto, ricordando come “c’è stato chi ha tentato di utilizzarlo dopo la realizzazione delle opere”.
“Questa non è l’occasione per fare polemica politica”, ha commentato Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra), pur ammettendo che la legge toscana sulla partecipazione è stata “all’avanguardia”, ma “svuotata e poco utilizzata”.
L’audizione del presidente Anac è stata una “ulteriore dimostrazione di quanto la Toscana sia attenta alle tematiche della legalità”, ha detto Francesco Gazzetti (Pd), che ha chiesto di “mantenere un canale aperto” con Cantone.
Da Elisabetta Meucci(Pd) l’appunto che il tema delle terre da scavo “riguarda la Tav e non solo. Una serie di opere legate alla mobilità sono impantanate in lacci amministrativi evidenti”, ha detto, ricordando che sul passante l’allora sindaco, Matteo Renzi, “tentò di trovare una alternativa”.
Giovanni Donzelli(Fdi) ha infine toccato il tema dell’alta sorveglianza che, già nella relazione di Anac, si evince “non sia stata svolta in maniera del tutto idonea”. “Abbiamo rilevato un fatto assumendoci anche la responsabilità di quest’affermazione”, ha chiarito Cantone. “Criteri e conclusioni devono essere stilati da altri. Il nostro compito è ricostruire la vicenda e, per quanto abbiamo potuto rilevare, c’erano elementi d’allarme, ma non spetta a noi interrogarci oltre”. (f.cio

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell'Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana

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