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COMUNICATO STAMPA  n. 1545

 
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Ungheria: 1956, la Toscana celebra la rivoluzione nel 60° anniversario

Il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani: "Profondi legami storici e culturali con la nostra regione e tra Firenze e Budapest"

 

20 ottobre 2016

 

Firenze – “Il 23 ottobre di 60 anni fa, i giovani ungheresi davano un segno di libertà a tutta l’Europa. A rischio della loro vita, che tanti persero, mentre tanti altri furono costretti a fuggire, vollero opporsi all’autoritarismo sovietico che si imponeva con i carri armati”. Così, il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, ha aperto le celebrazioni, nella sala delle Feste di palazzo Panciatichi, per il 60° anniversario dell’insurrezione ungherese, che segnò la storia d’Europa nel 1956. “Oggi siamo qui, uniti nel ricordo di chi si sacrificò per la libertà e la democrazia. Un momento di luce che costrinse e anche la sinistra italiana a ripensare tante certezze”. Un incontro “che ci riempie di orgoglio e ci permette di confermare la grande amicizia e la volontà di tenere uno stretto rapporto fra la nostra regione e il popolo ungherese”, ha detto ancora Giani.
“Ci sono profondissimi legami che risalgono fino al Trecento e poi al Rinascimento e mantengono un rapporto stretto tra la Toscana e l’Ungheria e in particolare tra Firenze e Budapest, unite da un recente gemellaggio”, ha ricordato il presidente del Consiglio regionale. “L’Ungheria è sempre stata per la Toscana la porta verso l’Est. Il fiorino, là, è ancora moneta d’uso corrente, in attesa dell’euro”.
La solidarietà, ha detto ancora Giani, è stato negli ultimi decenni l’altro forte legame tra la Toscana e l’Ungheria. “Proprio nel nome di questa solidarietà che oggi si rinnova – ha aggiunto il presidente –, è forse questa l’occasione di ricordare agli amici e fratelli ungheresi che è bene che l’Ungheria sia un po’ meno chiusa in rapporto a fenomeni quali l’accoglienza dei migranti in Europa. La posizione presa dalla loro patria è stata forse un po’ troppo dura”.
Sono intervenuti il console generale onorario di Ungheria a Firenze, Ferenc Ungar, e l’ambasciatore di Ungheria a Roma Pèter Paczolay. “Quei fatti portano un messaggio anche per oggi – ha detto l’ambasciatore –. Sono la testimonianza dell’amore per la libertà del popolo ungherese e portano un ringraziamento per i cittadini italiani e per le autorità di quel tempo, che accolsero i nostri profughi costretti a lasciare l’Ungheria e li trattarono come se fossero italiani”.
“La rivoluzione alla quale ho avuto l’onore di partecipare – detto il console Ferenc Ungar – ha rappresentato un momento di svolta, di risorgimento. Poi i sovietici si imposero con i carri armati”. Nell’occasione sono stati celebrati anche i 130 anni della morte del compositore Ferenc Liszt con un concerto dal titolo “Ferenc Liszt e l’Italia”. (s.bar)

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