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COMUNICATO STAMPA  n. 0245

 
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Saviane: Giani, egli fu uno dei grandi letterati del Novecento

Il presidente del Consiglio ha partecipato alla celebrazione del centenario della nascita del grande scrittore veneto, fioretino d'adozione, che si è svolta a Palazzo Panciatichi alla presenza, tra gli altri, della vedova Alessandra Del Campana e del sindaco di Castelfranco Veneto Stefano Marcon

 

19 febbraio 2016

 

Firenze – “E’ stato uomo che ha vissuto la vita con coraggio, dalla sua formazione in Veneto all’impegno come partigiano, fu avvocato e scrittore, giornalista, un fiorentino d’adozione. E’ stato uno dei più grandi letterati italiani del Novecento. A Firenze si è fatto una vita, una famiglia, qui ha esercitato la professione forense ed è diventato scrittore. Con commozione, oggi, celebriamo il centenario della nascita di Saviane”.
Così il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, ha dato il via alla serata dedicata al centenario della nascita dello scrittore Giorgio Saviane, nato a Castelfranco Veneto il 16 febbraio 1916 e scomparso a Firenze il 18 dicembre 2000. All’iniziativa, coordinata dalla responsabile delle pagine culturali de La Nazione, Titti Giuliani Foti, ha partecipato anche la vedova di Saviane, Alessandra Del Campana Saviane, che ha raccontato fatti e aneddoti della sua vita trascorsa assieme al grande scrittore: “L’ho conosciuto perché risposi a un annuncio su un giornale. Lui cercava una segretaria, io cercavo lavoro. Da quel giorno la mia esistenza è stata letteralmente sconvolta. Giorgio è stato un uomo rispetto al quale era difficile per chiunque reggere il confronto”.
Significativa la testimonianza del sindaco di Castelfranco Veneto, Stefano Marcon, che si è detto “emozionato per essere qui a celebrare l’anniversario della nascita di un concittadino illustre” e ha ricordato le iniziative che il Comune di Castefranco sta allestendo in ricordo di Saviane, tra cui una giornata di studi e una serata teatrale con Giorgio Albertazzi che fu amico personale dello scrittore. Marcon ha donato al presidente del Consiglio toscano un volume sul Giorgione, straordinario pittore di Castelfranco Veneto vissuto alla fine del Quattrocento, mentre il presidente Giani ha fatto dono al sindaco Marcon di una pregiata pubblicazione sull’Inferno di Dante.
A rendere interessante la serata sono stati anche gli interventi dell’editore Franco Cesati e della direttrice del Gabinetto scientifico letterario Viesseux Gloria Manghetti. Ne è emerso un ricordo di Saviane affrontato sotto molteplici aspetti. E’ emersa la sua irrequietezza e il suo senso di ribellione, che in gioventù lo portò ad essere espulso dal Partito fascista e ad essere interdetto dall’iscrizione all’albo dei Procuratori legali. E’ emerso il suo coraggio e la sua scelta di aggregarsi ai partigiani per partecipare alla guerriglia in Valtellina. Ma è emersa anche la sua grande forza d’animo e la sua determinazione, qualità che – è stato detto – lo hanno portato a diventare lo scrittore che è stato.
Con la laurea in Giurisprudenza che aveva conseguito a Padova, al termine della seconda guerra mondiale, si trasferì a Firenze, dove trascorse il resto della sua vita e dove ha lavorato a lungo come avvocato civilista.
Sono state ricordate, nel corso della serata, le difficoltà che egli incontrò a convincere gli editori a dargli fiducia, almeno fino alla pubblicazione da parte di Guanda del suo romanzo “Le due folle”, suo primo libro, edito nel 1957. Pochi anni dopo, nel 1961, ebbe una vasta risonanza il romanzo “L’inquisito” sulla precarietà della giustizia. E il successivo romanzo “Il Papa”, uscito nel 1963, fu finalista al Premio Strega e vincitore del Campiello. Da qui iniziò una nuova vita per Saviane, che grazie alla notorietà ricevuta a seguito dei successi letterari – è stato ricordato – prese a collaborare a quotidiani come Il Tempo e Il Resto del Carlino ed a riviste come Uomini e Libri e La Fiera Letteraria, divenendo uno degli intellettuali più in vista dell’Italia degli anni Sessanta e Settanta.
Nel 1973, a seguito di un lungo periodo di studi storici ed antropologici, pubblicò con Rusconi il romanzo “Il mare verticale”. Ma è stato “Eutanasia di un amore” edito nel 1976, romanzo da cui fu tratto l’ominimo film di Enrico Maria Salerno, a consacrare definitivamente Saviane. Il libro suscitò polemiche ma fu premiato con il Bancarella nel 1977. E da quel momento Saviane – come emerso durante la serata – è diventato uno dei letterati di riferimento dell’Italia di fine Novecento, il “laico in cerca di Dio”. (mc)

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell'Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana