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COMUNICATO STAMPA  n. 0929


Alloggi Erp: modifiche criteri di accesso ai bandi, il dibattito (2)

Gli interventi di Francesco Torselli (Fratelli d’Italia), Marco Landi (Lega), Diego Petrucci (Fratelli d’Italia), Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia), Elisa Montemagni (Lega), Massimiliano Pescini (Pd) e la replica dell’assessore Serena Spinelli

 

di Federica Cioni e Daniele Pecchioli, 14 settembre 2021

 

Secondo Francesco Torselli (Fratelli d’Italia) centrosinistra e centrodestra hanno una visione legittimamente diversa della casa popolare. Il primo la vede come uno “strumento per risolvere nell’immediato l’emergenza abitativa”. Il secondo la considera un “modo per superare in maniera definitiva l’emergenza abitativa”. Per il consigliere la casa popolare è un “luogo da cui una famiglia può partire per un percorso di riscatto sociale, scegliendo la terra dove far crescere i propri figli”. La sentenza della Corte costituzionale, a suo parere, che “fa certamente una osservazione legittima, non può eliminare la voglia di crescere e crederci di un territorio”.
 

“È irragionevole negare l’accesso all’edilizia residenziale pubblica a chi, italiano o straniero, al momento della richiesta non sia residente o non abbia un lavoro nel territorio regionale da almeno cinque anni. Questo requisito infatti non ha alcun nesso con la funzione del servizio pubblico in questione, che è quello di soddisfare l’esigenza abitativa di chi si trova in una situazione di effettivo bisogno” ha affermato Marco Landi (Lega). A suo parere, la “curva della domanda è in crescita, quella dell’offerta sostanzialmente stabile”. “Non è ideologia, ma pragmatismo. Eliminare il criterio della residenza aprirebbe le porte a tutti quello della premialità è un passo avanti, ma non è risolutivo. Le conseguenze pratiche di scelte ideologiche hanno portato al blocco dei bandi”.

“La legge doveva essere modificata alla luce della sentenza della Corte costituzionale, per non mettere in difficoltà i comuni e i sindaci” ha dichiarato Diego Petrucci  (Fratelli d’Italia). “Il criterio della storicità della residenza doveva essere un criterio di premialità. La legge uscita dalla commissione per certi aspetti è buona. Gli emendamenti da noi presentati e poi accolti prevedono che tre anni di residenza danno diritto ad un punto, cinque anni due punti, dieci anni tre punti, quindici anni tre punti e mezzo, venti anni quattro punti, così come è previsto mezzo punto per ogni anno di presenza in graduatoria fino al massimo di sei punti”, “La storicità della residenza e la presenza in graduatoria, cioè, valgono dieci punti. Altri miglioramenti possono essere introdotti relativamente ai controlli che dovranno fare i comuni” ha concluso.
 
“La sentenza della Corte costituzionale rappresenta uno spartiacque notevole, ci sembra più politica che tecnica” ha dichiarato Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia) parlando di “logica perversa”. A suo dire, i “giudici non si immaginano cosa succede negli alloggi delle grandi città, si dovrebbe “toccare con mano, andare a confrontarsi” perché non si arrivi ad una “doppia discriminazione”. “Bisogna premiare coloro che scelgono di dare un contributo alla comunità” ha continuato sottolineando come esita “tutta una rete che serve a dare una risposta immediata all’emergenza abitativa”.
 
Ha lanciato un appello alla responsabilità, al confronto e al dialogo la capogruppo della Lega Elisa Montemagni: “Dobbiamo trovare soluzioni a parità di diritti”. Ricordando gli emendamenti presentati si è soffermata su quello per i criteri di accesso: “deve prevalere un principio di equità sul patrimonio indipendentemente dalla provenienza dei singoli cittadini”. “Sta a noi – ha continuato – dare linee guida omogenee ai Comuni. Oggi siamo ancora qui a sperare in quel dialogo che il presidente Giani ha auspicato ad inizio legislatura”.
 
Ha raccolto l’appello della capogruppo LegaMassimiliano Pescini (Pd): “Nessuna discriminazione, parità ed equità, requisiti certi, controlli semplici che non mettano in difficoltà né i Comuni né i cittadini, questi sono i binari da percorre. E siamo pronti a ragionare, come lo siamo sempre stati, nell’alveo di questi binari”. Poi ha esortato: “Maggiore è la condivisone, minore l’eco mediatica della polemica più efficace sarà il servizio che dobbiamo alle cittadine e ai cittadini della Toscana”.
 
“Il nostro intento è quello di rimuovere un ostacolo nell’interesse dei Comuni” ha replicato a chiusura del dibattito l’assessore Serena Spinelli. “Non è intenzione della Giunta prevedere ulteriori elementi di modifica” ha spiegato ancora precisando che i proprietari degli immobili sono i Comuni” e che le graduatorie per legge durano quattro anni”. Poi ha aggiunto: “l’Erp, per sua natura, non risponde all’emergenza abitativa”. C’è una sfida che a detta di Spinelli occorre cogliere e che spiega nella “responsabilità di come i nostri servizi sociali possano rispondere al diritto all’abitare e alle altre complesse esigenze dei cittadini che alimentano la tensione sociale”. “Non tutta l’edilizia residenziale pubblica è zona di tensione. Abbiamo esperienze diverse e allo stesso modo dobbiamo dire che non tutto è perfetto. C’è però una fascia di popolazione che non accederà mai all’Erp, stranieri e non, noi dovremo rispondere anche a questo”. Spinelli ha concluso ribadendo la “sovranità del Consiglio”. 

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell'Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana

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