Per migliorare l’esperienza di navigazione delle pagine e la fruizione dei servizi online, questo sito utilizza cookie tecnici e analitici.
Questo sito permette inoltre l’utilizzo di cookie di terze parti per funzionalità quali la condivisione e la visualizzazione sui social media.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su collegamenti nella pagina acconsenti all’uso di questi cookie.
Per informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli, leggi la Cookie policy dei siti del Consiglio regionale della Toscana.

COMUNICATO STAMPA  n. 1446


Giornata mondiale contro l’Aids: Difensore civico e Garante infanzia e adolescenza in prima linea

Dalla prevenzione alla cura, dal diritto alla vita e all’integrità fisica per i giovanissimi fino alla promozione di comportamenti responsabili e non discriminatori, Sandro Vannini e Camilla Bianchi celebrano il primo dicembre e pensano a campagne di comunicazione mirate

 

di Ufficio Stampa, 30 novembre 2019

 

Oggi il virus dell’Hiv fa meno paura, l’attenzione si è distolta ma organismi riconosciuti certificano che sottovalutare il rischio è un pericolo: l’incidenza delle nuove infezioni investe giovani e giovanissimi e la trasmissione avviene soprattutto per via sessuale.
In occasione della giornata mondiale contro l’Aids (1 dicembre), Difensore civico della Toscana e Garante regionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Sandro Vannini e Camilla Bianchi, scendono in prima linea. “Siamo convinti che occorra non abbassare la guardia. Gli ultimi dati disponibili certificano un calo di attenzione, anche da parte delle istituzioni, e una sottovalutazione del rischio. Domenica non dovrà essere solo il giorno per celebrare e ricordare le oltre 25 milioni di persone che hanno perso la vita, ma anche occasione per rilanciare, forte, temi quali la prevenzione, la cura, la sensibilizzazione,  l’educazione, la promozione di comportamenti più responsabili, il diritto alla vita e all’integrità fisica per i giovanissimi e il contrasto all’isolamento e alla ghettizzazione di persone contagiate”.
 
Vannini e Bianchi rispondono anche all’invito della commissione Sanità del Consiglio regionale, guidata da Stefano Scaramelli (Italia Viva), che all’indomani dell’audizione della vicepresidente della commissione regionale Pari opportunità, Caterina Coralli, ha chiesto il coinvolgimento dei garanti e deciso “azioni precise” per “rompere il silenzio” sulla malattia.
 
 “Siamo disponibili ad ogni iniziativa che la commissione e il presidente Scaramelli vorranno intraprendere” dichiarano. Intanto lavoreranno insieme per campagne di comunicazione mirate nelle scuole e nei luoghi di aggregazione dei giovani.
 
 
---------
Gli ultimi dati sull’Aids

Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia regionale di sanità (Ars)- pubblicato a novembre 2018 - l’Italia, con un’incidenza del 5,7 per 100mila abitanti nel 2016, si posiziona al 13esimo posto, al pari della Grecia, rispetto ad altri paesi dell’Europa occidentale. L’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è diminuita lievemente negli ultimi anni e nel 2016 le regioni con l’incidenza più alta sono state Toscana, Lazio, Marche e Lombardia.
Negli anni si è osservato un aumento dell’età mediana alla diagnosi, e un cambiamento delle modalità di trasmissione: diminuisce la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva, ma aumenta la proporzione dei casi attribuibili a trasmissione sessuale. Il numero di decessi in persone che hanno contratto il virus è stabile dal 2010 mentre aumenta progressivamente la proporzione delle persone con nuova diagnosi che scopre di essere Hiv positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi.
 
In Toscana il sistema di sorveglianza è affidato all’Ars che, dal 2004, gestisce il Registro regionale Aids (Rra) e dal 2009 la notifica delle nuove diagnosi di Hiv. L’ultimo rapporto disponibile riporta dati aggiornati al 31 dicembre 2017.
Dall’inizio della sorveglianza sono state notificate 2mila 744 nuove diagnosi di Hiv e l’andamento resta costante anche se nel 2017 si registra il valore più basso dell’intero periodo (265 diagnosi), una diminuzione che potrebbe però in parte essere dovuta al ritardo di notifica.
Nel periodo 2009-2017 le diagnosi relative ai residenti toscani adulti sono state 2mila 498, 98 delle quali sono state segnalate in strutture fuori regione. I residenti nella Asl Sud-Est hanno sempre presentato i tassi di incidenza più bassi.
L’età media è di 41 anni per i maschi e di 37 anni per le femmine. La classe più rappresentata è quella 30-39. Sono in aumento i pazienti che scoprono la sieropositività dopo i 50 anni.
Gli stranieri, che costituiscono nel triennio 2015-2017 il 32,1 per cento delle nuove diagnosi di Hiv, hanno un’incidenza quasi quattro volte superiore a quella degli italiani e un andamento in aumento. Le nazionalità straniere più frequenti sono Brasile, Nigeria e Romania per i maschi; Nigeria e Romania per le femmine.
L’Asl Nord-Ovest presenta nell’ultimo triennio il tasso di incidenza di Aids nella popolazione straniera più alto.
 
La maggioranza delle infezioni da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti che costituiscono l’86,1 per cento di tutte le segnalazioni, ciò sottolinea l’abbassamento del livello di guardia e la bassa percezione del rischio soprattutto tra gli eterosessuali. Le persone che si sono infettate a causa dell’uso di droghe iniettive sono invece intorno al 4,9 per cento. La modalità di trasmissione eterosessuale è la modalità più frequente per gli ultracinquantenni.
 
Un caso di Hiv su 5 è già in Aids conclamato al momento della diagnosi di sieropositività, il 53,8 per cento è Late Presenter (LP) e il 37,8 per cento è Advanced HIV Disease (AHD), ovvero si presenta alla prima diagnosi di sieropositività con un quadro immunologico già compromesso. I sieropositivi che arrivano alla diagnosi con un quadro clinico e immunologico compromesso sono più frequentemente maschi, stranieri, di età più avanzata ed eterosessuali. L’11,3 per cento dei sieropositivi toscani presenta oltre al virus dell’Hiv anche quello dell’epatite.
 
Il 52,5 per cento dei pazienti effettua il test nel momento in cui vi è il sospetto di una patologia Hiv-correlata o una sospetta Malattia a trasmissione sessuale (Mts) o un quadro clinico di infezione acuta e solo il 29,1 per cento lo effettua spontaneamente, a confermare la bassa percezione del rischio. Una quota importante di donne ha eseguito il test durante un controllo ginecologico in gravidanza.
 
Gli uomini omosessuali hanno una maggior percezione del rischio rispetto agli eterosessuali, effettuano il test spontaneamente per percezione del rischio nel 47 per cento dei casi.
La sopravvivenza delle persone con Aids a 2 anni dalla diagnosi è più che raddoppiata in seguito all’introduzione delle terapie antiretrovirali nel 1996, passando dal 32 per cento negli anni 1985-1995, al 90 per cento nel periodo 2006-2017.
 
La modalità di trasmissione del virus ha subito nel corso degli anni un’inversione di tendenza: per la maggior parte dei casi non avviene più, come agli inizi dell’epidemia, per la tossicodipendenza ma è attribuibile a trasmissione sessuale, soprattutto eterosessuale. Questo dato sottolinea l’abbassamento del livello di guardia nella popolazione generale: gli eterosessuali non si ritengono soggetti “a rischio” e invece rappresentano la categoria che più ha bisogno di informazione. Molti dei nuovi sieropositivi, che hanno contratto il virus attraverso rapporti sessuali non protetti, non sanno di esserlo e continuano a diffondere la malattia senza avere coscienza del rischio.
 
Nella popolazione straniera si registra una più alta frequenza di trasmissione per via eterosessuale rispetto agli italiani (67,2 per cento contro 42,3 per cento nell’ultimo triennio). Più della metà dei pazienti aveva, al momento della diagnosi, un quadro clinico e immunologico grave come conseguenza del ritardo diagnostico.
Nell’ultimo triennio il 65,2 per cento dei casi scopre la sieropositività al momento della diagnosi di Aids e quindi quando il loro sistema immunitario è ormai già compromesso, a indicare la sempre minor consapevolezza della possibilità di contagio. Come conseguenza del ritardo diagnostico, nel triennio 2015-2017 solo il 23,8 per cento dei casi di Aids notificati ha ricevuto un trattamento antiretrovirale prima della diagnosi. Tra questi, l’87,9 per cento ha assunto una combinazione con tre farmaci antiretrovirali. Sono gli eteresessuali ad aver ricevuto la terapia in proporzione minore.
 

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell'Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana

Seleziona comunicati

Cerca

Anno

Argomento

 

Condividi