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COMUNICATO STAMPA  n. 1035


Requisiti igienico-sanitari: piscine private a uso collettivo, obbligo Scia solo alle attività più recenti

Esentate tutte quelle già operanti al momento dell’entrata in vigore della normativa specifica (2010). Via libera con voto unanime in commissione Sanità alla proposta di legge Pd. Il capogruppo Marras: “Ci sono stati problemi interpretativi e ordinanze di chiusura. Provvedimento interessa tremila attività turistico-ricettive nella Regione”

 

di Sandro Bartoli, 2 ottobre 2018

 

La commissione Sanità, presieduta da Stefano Scaramelli (Pd) ha licenziato con voto unanime la proposta di legge che introduce nuove disposizioni in merito alle piscine private a uso collettivo, presentata dal Partito democratico, primo firmatario il capogruppo Leonardo Marras.

Con il nuovo testo normativo, come illustrato in commissione dallo stesso Marras, “si provvede a introdurre un elemento di chiarimento e superare difficoltà applicative”, rispetto alla legge regionale 8 del 2006 (Norme in materia di requisiti igienico-sanitari delle piscine a uso natatorio): i titolari delle piscine che erano già in esercizio al momento dell’entrata in vigore del regolamento – il 26 febbraio 2010 – della stessa legge, non sono soggetti all’obbligo di presentazione della Scia (segnalazione certificata di inizio attività).
“Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione in via d’urgenza lo scorso luglio, perché alcune Asl richiedevano la Scia anche per le attività già in esercizio e questo nel periodo estivo ha prodotto dei verbali e delle emissioni di ordinanza di chiusura attività”. In quella mozione, ricorda il capogruppo Pd, “si faceva riferimento alla necessità di una interpretazione in via amministrativa (il Consiglio regionale impegnava la Giunta a mettere in atto ogni iniziativa utile a fornire chiarimenti e indicazioni univoche, ndr), che però nel frattempo non è arrivata e quindi è necessaria una disposizione legislativa che chiarisca il punto”. Un intervento normativo, ha aggiunto Marras, “che non nasconde il rammarico per il fatto che sia il Consiglio regionale a doversi occupare di una vicenda di questo genere che riguarda tremila attività turistico-ricettive nella nostra regione”.

La proposta di legge passa ora all’esame dell’Aula.

Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell'Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana

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