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COMUNICATO STAMPA  n. 0785


Piano sociosanitario: linee e indirizzi, audizione di Marroni e Allocca

Gli assessori regionali hanno fatto il punto su riorganizzazione del sistema, ospedali territoriali, futuro delle Società della salute. Il presidente della commissione Sanità, Remaschi: “Inizia una fase di confronto che produrrà proposte concrete”

 

18 luglio 2013

 

Firenze – Riorganizzazione del sistema sanitario, stato di attuazione del Piano sociosanitario integrato, superamento delle Società della salute, percorso di riordino degli ospedali territoriali. Questi i temi al centro della lunga audizione che si è tenuta questa mattina in commissione Sanità, presieduta da Marco Remaschi (Pd). Ad essere ascoltati gli assessori regionali alla Sanità Luigi Marroni e al Welfare Salvatore Allocca, che hanno tracciato il quadro generale e i principi ispiratori delle iniziative in corso. Marroni ha illustrato alcuni concetti chiave su cui si fonda la rivisitazione del sistema sanitario toscano: personalizzazione della cura del paziente; passaggio dal concetto di patologia a quello di problema di salute; garanzia di equità delle cure; creazione di un sistema salute omogeneo, con il tentativo di superare i meccanismi di finanziamento ora attuati e la ricerca di formule sovraziendali. L’assessore ha poi spiegato che “la centralità della rete territoriale, che spesso non si è tradotta in modelli strutturali, va incentivata”. Necessario inoltre rivisitare l’organizzazione dei distretti, implementare e mettere a regime le case della salute, riorganizzare i servizi per i non autosufficienti e disabili. Quanto ai piccoli ospedali, Marroni ha ribadito: “Non chiuderemo alcun ospedale, né grande né piccolo. E del resto io non l’ho mai detto. Anche i piccoli ospedali devono avere la loro vocazione e rispondere alle esigenze del loro bacino di riferimento”. Infine, per quanto riguarda le Società della salute, Marroni ha annunciato che è in atto un confronto per una proposta di modifica con gli enti locali, e che una proposta di legge dovrebbe essere presentata in Consiglio a metà settembre. L’assessore Salvatore Allocca ha invece posto l’accento sulla necessità di integrazione fra sanitario e sociale. “L’integrazione rimane un punto nodale – ha spiegato – anche se in questi tempi si è fortemente indebolita per motivi che non sono tutti nelle nostre mani”. Come per il fatto, ha proseguito l’assessore, che i vincoli del patto di stabilità gravano sul sociale e non sul sanitario, e che la sanità eroga servizi esigibili, mentre il sociale no. “Dovremo mettere mano al piano sociosanitario integrato facendo alcune modifiche, anche se non di grande portata – ha concluso Allocca –. Ad esempio, chiederemo l’aumento delle quote di risorse distribuite al territorio, in modo che l’85% vada agli enti locali e solo circa il 10% alla Regione, che non può avere il compito di erogare servizi”. Importante anche puntare sul welfare di iniziativa, in modo da rigenerare un tessuto sociale che è deperito negli anni. Critiche ai contenuti dell’audizione sono arrivate dai consiglieri Marco Carraresi (Udc) e Gian Luca Lazzeri (Più Toscana), secondo i quali gli assessori non hanno risposto concretamente alle domande e alle questioni che erano all’ordine del giorno. Secondo il presidente della commissione Marco Remaschi, invece, “è da valutare positivamente la ripresa di un percorso sul piano sociosanitario che si era interrotto”. “Nessuno – ha proseguito Remaschi – pensava che stamani sarebbero arrivate tutte le risposte. Credo che il Consiglio regionale debba avere un ruolo propositivo; in questo senso la proposta è che si apra un confronto sui temi dirimenti, in modo da arrivare alla definitiva approvazione del piano entro l’anno”. Per questo saranno messi in calendario numerosi incontri della commissione a partire da fine agosto. Stefano Mugnai (Pdl) ha commentato che “se il piano sociosanitario si è arenato è perché si è tentato ad ogni costo di difendere e celebrare l’esistente, mentre il mondo è cambiato, anche in Toscana”. Mugnai ha poi ricordato che la preoccupazione sul futuro dei piccoli ospedali deriva dal preaccordo firmato dalla Giunta con i medici ospedalieri, che di fatto opera una classificazione. Necessario, secondo il consigliere, superare anche l’attuale modello con troppe aziende sanitarie che non interagiscono tra loro, fatto che genera continue incongruenze e disagi per gli utenti. Positivo il giudizio di Lucia Matergi (Pd), secondo la quale “dobbiamo apportare cambiamenti a un sistema che ha dato e continua a dare ottimi risultati, per renderlo il più aderente possibile a una realtà in forte mutamento”. Così per le Società della salute, che sono stati strumenti pensati per l’integrazione, è opportuno trovare nuove formule. Quanto alla riorganizzazione degli ospedali, per Matergi due sono le alternative: “O va bene la classificazione, o va bene una fluidità fra 41 sistemi diversi”. Maria Luisa Chincarini (Centro democratico) ha giudicato “importante che l’assessore abbia ribadito la necessità di superare in Toscana l’aziendalizzazione” ed è possibile prendere in considerazione il fatto che qualche piccolo ospedale, se non posto in una zona particolarmente disagiata, sia superato. Lucia De Robertis (Pd) ha espresso una raccomandazione: “L’integrazione – ha detto – funziona solo se è vera, se il territorio viene dotato delle risorse necessarie. Se la degenza di un paziente si accorcia, una volta a casa deve trovare tutti i servizi e l’assistenza necessaria”. Anche secondo Pieraldo Ciucchi (Gruppo misto) “i risparmi che si otterranno in sanità con il taglio dei posti letto devono essere necessariamente dirottati sul sociale”. (cem)

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