Comunicato n. 951 del 9 agosto 2012
Politica e Istituzioni
Spending review: dibattito in Consiglio (4)
Gli interventi di Marco Ruggeri (Pd), Maria Luisa Chincarini (IdV), Stefania Fuscagni portavoce dell’opposizione, Marco Taradash (PdL) e Vittorio Bugli (Pd)
Firenze – “Questa volta il governo Monti ha sbagliato” ha dichiarato Marco Ruggeri (Pd), sottolineando che la Toscana ha i bilanci con tutte le carte in regola per protestare contro un decreto, che introduce tagli lineari indiscriminati anche sulle Regioni che hanno fatto la loro parte. A suo parere, complessivamente, il sistema sanitario toscano è in equilibrio e c’è la disponibilità ad una nuova organizzazione, nella quale siano premiate le buone pratiche. “Dobbiamo mantenere un sistema sanitario pubblico, universalistico ed equo – ha affermato – mettendo mano a tutto quello che è la rete, dai laboratori al 118, coinvolgendo il territorio e sviluppando l’integrazione tra sanitario e sociale”.
Maria Luisa Chincarini (IdV) ha ricordato che il proprio partito ha negato la fiducia al governo Monti ed ha votato contro una manovra di tagli lineari, che riduce i finanziamenti in modo indiscriminato, mettendo a rischio la tenuta dello stato sociale. “L’esperienza toscana è quella che più si avvicina a quelle di buon governo – ha osservato – Per mantenere il livelle dei servizi è necessario introdurre i ticket”. Per questo ha rivolto un invito, specie ai gruppi della sinistra, per contrastare politicamente il premier Monti.
“Se certe scelte, che da anni il centro-destra propone, le avessimo fatte insieme, velocemente, oggi forse non sarebbe arrivata una stretta finale di questo tipo e la sinistra ha una quota di responsabilità altissima, politica e prima ancora culturale”. E’ questo il giudizio del portavoce dell’opposizione, Stefania Fuscagni, secondo la quale il documento della Giunta è insufficiente e la manovra pesa sostanzialmente sulle spalle dei toscani. A suo parere il punto non è il “taglio”, ma “la chiusura del rubinetto dei costi improduttivi e dei veri sprechi”, magari utili a tenere in piedi il sistema del consenso. “E’ stata, ed è, una scelta politica – ha osservato – E’ stata una scelta sbagliata”. Al riguardo ha ricordato alcuni dati che risalgono al 2010: in Toscana ci sono un dipendente regionale ogni 1406 abitanti, mentre in Lombardia uno ogni 2918; un dipendente provinciale ogni 748 abitanti, in Veneto uno ogni 1637; un dipendente comunale ogni 134 abitanti, in Veneto uno ogni 180. “Si è privilegiato l’assetto della macchina all’efficienza del sistema” ha sottolineato Fuscagni, che ha ricordato un altro dato: “Il solo buco di bilancio in una sola Asl, quella di Massa, pari a 410 milioni, è poco meno di tutta la razionalizzazione in sanità che Monti impone alla Toscana, 310 milioni e nel complesso 500 milioni in tre anni”. Secondo la portavoce dell’opposizione, le scelte da fare sono “oggettive, né di destra, né di sinistra, ma solo di buon senso”: abolizione delle società della salute, riduzione degli Estav e delle Asl, cambiamento del contratto in Arpat, fare la gara del Tpl, sospensione delle elargizioni annuali alle varie Arci, che sono in media più di mille euro al giorno. Ed inoltre nuove modalità per promuovere temi come la sensibilizzazione democratica, la pace nel mondo, i Toscani all’estero. “Abbiate il coraggio di ammettere – ha concluso Fuscagni – che le riforme non fatte e le scelte rimandate oggi si trasformano in tariffe più salate e nuova pressione fiscale e che il modello di welfare toscano non ha funzionato”.
Secondo Marco Taradash (PdL) il dibattito mostra che la “Regione non ha più niente da dire e niente da fare, non è più adeguata ad affrontare temi che sono nazionali ed europei”. “Il regionalismo italiano non serve più – ha aggiunto – Prima di abolire le Province si dovrebbero abolire le Regioni e riprendere il dibattito costituzionale sulla proposta di Miglio delle macroregioni”. A suo parere parlare di tre province in Toscana ha senso solo per sostituire la Regione. Più in generale Taradash ha osservato che troppo spesso non si valutano gli impatti delle grandi opere, come nel caso dell’ospedale di Livorno (“quanto si risparmia a gestione corrente?”) o della Tirrenica (“un conto come è stata progettata, un conto come viene realizzata”). A suo parere, inoltre, si dovrebbe far tesoro di iniziative come quella della Lega delle cooperative, che ha previsto una mutua integrativa alla sanità pubblica. “Il problema del debito pubblico – ha concluso – non si risolve senza un disegno per lo sviluppo”.
“Ancora non c’è sufficiente consapevolezza di quanto sia profonda questa crisi, che stravolge la politica e la società – ha rilevato Vittorio Bugli (Pd) – Tutte le nostre scelte devono tenere conto di questo”. Secondo il capogruppo Pd, i provvedimenti del Governo impongono sacrifici enormi sul sistema del welfare, che però resta “una conquista da mantenere a costo di interventi pesanti”. Bugli ha sottolineato che un sistema universalistico pubblico si difende con il rigore nella spesa e con la scelta politica di ceritificare i bilanci. “Partendo da un equilibrio ottimo non ci tiriamo indietro per ottimizzare il sistema – ha concluso – Chiediamo il coinvolgimento di tutti, maggioranza ed opposizione, istituzioni, operatori ed un contributo equo dei cittadini”. (dp)
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