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COMUNICATO STAMPA  n. 852

 
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Festa della Toscana: Mazzeo, sul tema dei diritti dobbiamo essere incontentabili

L’intervento del presidente del Consiglio regionale con cui si è chiusa la seduta solenne

 

di Sandro Bartoli, 30 novembre 2020

 

Una regione che fa “del diritto alla pace, del diritto alla vita, dei diritti fondamentali come quelli più moderni, penso ad esempio alla connessione digitale per tutti, un impegno culturale irrinunciabile”. Lo ha affermato il presidente Antonio Mazzeo chiudendo la seduta solenne del Consiglio, convocato per celebrare la Festa della Toscana. “Quello che si celebra oggi – ha ricordato Mazzeo – diventa il simbolo della comunità toscana e un carattere distintivo della nostra carta di identità di fronte al mondo. Quella legge tra il 1787 e il 1790 ebbe più di 10 edizioni e fu tradotta in francese, tedesco, inglese e latino, un fatto assolutamente incredibile per l’epoca. Oggi quella che sembrava una irraggiungibile utopia è invece a portata di mano: la maggior parte degli stati ha abolito la pena di morte, possiamo chiederci non più se avremo un mondo senza pena di morte, perché lo avremo, ma quando”.

Questo pomeriggio alle 19, hai poi ricordato Mazzeo, si celebrerà il terzo momento della giornata, quando “assieme ai nostri sindaci e presidenti delle province, illumineremo di bianco e di rosso, i colori della bandiera toscana, le nostre città e i nostri borghi. Un’immagine di unità e di speranza”, l’ha definita Mazzeo. “È un gesto comune di ‘resistenza’ che si compie nel nome dei diritti e della libertà e che, dopo il buio di questo periodo, può rappresentare la base su cui fondare un nuovo Rinascimento. Questa è la scommessa più grande che ci attende”.

Si tratta ora, ha proseguito Mazzeo, di “affrontare insieme, come comunità solidale, il futuro, sapendo che sul tema dei diritti non possiamo mai accontentarci”. Il diritto ad avere una vita dignitosa, “che oggi è messo in discussione per migliaia di lavoratori e imprenditori”. Le aree di povertà e disagio “si sono allargate e hanno colpito soprattutto chi già viveva in condizioni di precarietà e quindi soprattutto i giovani e le donne”. E la domanda ora è: “Quanto è grande il loro diritto di libertà senza quei diritti sociali?”.

E si deve pensare al mondo della scuola, ha continuato Mazzeo. “Il diritto allo studio, a sua volta, è stato messo a dura prova da questa pandemia e questo ci chiama a un impegno ancora più forte. Cercare di far tornare i ragazzi prima possibile a scuola. La didattica a distanza è ancora una forma di disuguaglianza. Vorrei che sempre più in futuro – ha concluso il presidente del Consiglio regionale - tutti insieme facessimo in modo che il 30 novembre diventi non una celebrazione, ma un investimento rivolto sempre più ai giovani: un investimento per prepararli a ricevere il testimone di una Toscana orgogliosa della propria storia di civiltà, ma anche capace di scommettere sul futuro perché forte di una coscienza collettiva. Una Toscana che, come accadde oltre 2 secoli fa, sappia continuare ad essere un luogo esempio dei diritti, della libertà, della civiltà, dell’umanità”.

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