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COMUNICATO STAMPA  n. 1182

 
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Consiglio solenne: Belke e Cipriani, la 'lezione' della Toscana

Bill Belke ricorda la mobilitazione internazionale per Paola Cooper: "Solo amore e compassione possono guarire le ferite dell'umanità". Giovanni Cipriani: "Il fine di allora e di oggi: la pubblica felicità"

 

30 novembre 2015

 

Firenze – "La pena capitale è sempre una questione di vendetta. La vendetta non è mai una soluzione. La soluzione è l'amore e la compassione, che, soli, possono guarire le ferite dell'umanità". Sono queste le parole conclusive dell'intervento di Bill Belke alla seduta solenne del Consiglio regionale per la Festa della Toscana. Bill Belke è presidente del Consiglio nazionale della Coalizione per l'abolizione della pena di morte negli Stati Uniti e presidente cofondatore di 'Viaggio nella speranza: dalla violenza alla guarigione", un'associazione costituita da familiari delle vittime di omicidio, che si oppongono alla pena di morte, ai quali si sono aggiunti con il tempo anche i familiari dei condannati a morte. Un impegno sociale e civile che nasce all'età di trent'anni, quando sua nonna fu uccisa con dodice coltellate dalla quindicenne Paola Cooper, che, con altre tre ragazze, era entrata nella sua casa dicendo che voleva raccontarle la Bibbia. Belke ha ricordato come, dopo aver assistito al processo, sia scattato in lui il meccanismo inverso a quello della vendetta, il perdono. Da "vittima che pretende vendetta" si trasformò in missionario per salvare la vita di chi, comunque, resta un essere umano. La sua campagna varcò i confini degli Stati Uniti e raggiunse le televisioni di tutto il mondo. Ci furono manifestazioni, un impegno diretto di papa Giovanni Paolo II e due milioni di cittadini, la maggior parte italiani, firmarono una petizione a favore di Paola Cooper che, nel 1999, ottenne la commutazione della pena in novantanove anni di carcere. "Sono tornato in Italia ventiquattro volte da allora – ha sottolineato Belke – ma non mi stanco di ringraziare il popolo italiano per le firme e l'impegno". "Tutti furono stupiti di fronte ai primi interventi concreti fatti dal Granduca Pietro Leopoldo, giunto a Firenze nel 1765" ha ricordato Giovanni Cipriani, docente all'università di Firenze. Un censimento della popolazione (950 mila abitanti) e delle attività economiche (in prevalenza agricole) fornì al giovane sovrano i dati necessari per promuovere un nuovo peso economico all'agricoltura toscana, con un preciso modello di sviluppo. Pietro Leopoldo impose una tipologia di casa colonica, che separa gli uomini dagli animali e garantisce disponibilità di acqua. Chiese ai sacerdoti sparsi nelle campagne di insegnare agricoltura e volle la pubblicazione di una raccolta dei proverbi dei contadini toscani. "Doveva essere nota a tutti – ha sottolineato il professore – non solo la qualità, ma anche la saggezza del loro lavoro". Furono aboliti i dazi interni, fu potenziata la rete stradale e l'assistenza medica, con investimenti nella sanità pubblica e negli ospedali. Un'attenzione particolare fu poi rivolta all'educazione, della donna in particolare. "L'abolizione della pena di morte e della tortura nel 1786 - ha rilevato Cipriani – segna anche l'abolizione di quello che restava del diritto medievale, come le mutilazioni delle membra". E' uno stato nuovo quello che si va delineando. "Un giorno alla settimana Palazzo Pitti era aperto a tutti – ha concluso il professore – Questo diretto rapporto con la popolazione aveva un fine, che dovrebbe essere anche il nostro fine di oggi: la pubblica felicità, dove ciascuno sente la realtà di tutti come la propria". (dp)

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