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L'Armadio della vergogna: tra storia e cronaca

  • Tra il 1943 e il 1945 l’Italia è stata investita da una tragica catena di crimini commessi dai soldati tedeschi e dai fascisti. I civili uccisi sono stati più di 15.000. Gli episodi più gravi avvennero fra il giugno e l’ottobre del 1944 in Toscana e in Emilia. La Toscana, da sola, annovera più di quattromila morti per mano nazifascista, uccisi in 281 episodi differenti, in ben 83 Comuni. Fra le stragi più gravi ricordiamo, per l’Emilia, quella di Marzabotto in provincia di Bologna e, per la Toscana, Sant’Anna di Stazzema in provincia di Lucca (560 vittime).

  • Dopo la fine della guerra il Governo italiano, presieduto da Ferruccio Parri e gli Alleati dettero inizio alle istruttorie sulle stragi. Furono celebrati alcuni processi, dagli esiti ben presto vanificati. Le istruttorie aperte vennero progressivamente insabbiate.

  • Nel maggio 1994, cinquant’anni dopo, il procuratore militare di Roma, Antonio Intelisano, nel corso delle indagini per il processo Priebke, scopre, in una stanza seminascosta di Palazzo Cesi, sede della Procura Generale Militare, un armadio con le porte sigillate e rivolto verso la parete situato in uno stanzino chiuso da un cancello di ferro. Lo si apre. Contiene 695 fascicoli relativi ad altrettanti crimini nazifascisti e anche informazioni sugli eccidi dei militari italiani che non si arresero ai tedeschi, a Cefalonia e in altre località. Il materiale viene inviato alle Procure Militari di competenza che avviano le indagini tra mille difficoltà: delle migliaia di crimini citati nei fascicoli solo due, Marzabotto e le Fosse Ardeatine sono arrivati a processo.

  • Nel settembre 2000 si costituisce a Stazzema il Comitato per la verità e la giustizia sulle stragi nazifasciste, che chiede una Commissione parlamentare d’inchiesta per fare luce sulle responsabilità dell’occultamento dei fascicoli in quello che ormai viene definito Armadio della vergogna.
    Subito dopo il Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, invia una petizione al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato, in cui chiede chiarezza e giustizia. Alla Camera vengono presentate due proposte di legge per l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta.