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Sguardi ad est

I fanciulli trovano tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto
 
 

Il cielo in una casa

E' una giornata come tutte le altre, profonda, ripetitiva, un po' noiosa ma ce ne sono state delle peggiori. Sento urlare in giro persone che dicono di aver perso la propria liberta', come fossimo in guerra o chissa' in quale altra catastrofe. Mento se dico che non mi lamento, che ci sono dei giorni dove impazzisco e farei qualsiasi cosa pur di rivedere i miei amici, i miei posti, il basket e così via; ma non mi sento come qualcuno a cui sia stata tolta la LIBERTA'. Forse è uno dei periodi dove mi sono sentito più libero in vita mia. Il tempo per fare, per pensare e soprattutto per immaginare non manca, questo è sicuro. Amo fantasticare. Tutto ciò che viene descritto come un'attesa di un qualcosa di bello finirà addirittura per valere di più dell'evento. I cinque minuti precedenti una partita di calcio sono più belli della partita stessa, sono magici. E' matematico, potremmo chiederlo a qualsiasi tifoso. Così è sempre valso almeno per me. Sembra di essere in uno stato mentale confuso, distante ma non fermo, ne sono più che sicuro. E' come se vivessi costantemente quei cinque minuti di pre-match. Tutto questo grazie alla mia fantasia. Nei momenti di difficoltà ci insegnano a vivere giorno per giorno, a non pensare al domani, ma la mia cura in questo caso è tutto il contrario; io non vedo l'ora che i giorni passino, che possa riabbracciare i miei amici, che possa andare a quel maledetto concerto e non mi importa quanto tempo sia necessario per far sì che questo accada... il solo pensiero mi fa stare bene, questa dolce attesa non è impaziente, mi culla. E' così che io vivo i miei giorni in casa. Credevo che non ce l'avrei mai fatta, che fosse impossibile per un espressivo come me stare bene in questo periodo, ma ho trovato la mia dimensione.

Qua da me le cose da fare sono tante ... solo io poltrisco un po'. Mio padre, mia madre sono indaffarati ed in famiglia stiamo bene; si è sviluppata una strana convivenza, un po' buffa ma piacevole. Ognuno di noi ha imparato a fare qualcosa di nuovo: io cucino pancake e sembra che non sia nato per fare altro, Caterina (mia sorella) si è data da fare con gli esercizi fisici, mamma, dopo quattro anni, ha imparato ad usare la playstation e babbo ... babbo continua ad addormentarsi la sera neanche a metà film, a lui certe cose non cambiano più di tanto, ma si vede che è felice. Siamo diventati una famiglia classica, forse. In questo tempo ho imparato ad apprezzare le piccole cose e c'è un momento speciale che amo. La sera mi viene chiesto di portare il cane a fare una passeggiata di una mezz'oretta verso le 18:30. Munito di auricolari e musica, che non mi lasciano mai solo, mi incammino verso un sole che comincia a scomparire e lancia colori ogni sera leggermente diversi. Immerso nel padule, dove non gira un'anima e tutto appare così familiare, quelle terre, quei campi li sento casa mia e respiro profondamente tutta l'aria che mi circonda. Mi identifico in quei posti e, quando ci vado, mi sento bene, li sento quasi vivi. Lì, allora, immagino, comincio a pensare e ripensare, mi perdo tra ricordi del passato e un futuro roseo. La semplicità di certe cose, il senso di appartenenza, questo mi ha trasmesso la quarantena. Torno a casa e, fino a notte fonda, questa serenità mi prende insieme alla musica. Ho pazienza, credo che la gente debba guardarsi dentro e capire da dove viene. Troppo spesso vedo ragazzi che non sentono la mancanza di casa, che non riescono a riconoscere i profumi dei luoghi in cui vivono. Mi fa molto tristezza. Io sono positivo, so che tutto andrà bene, ma nel frattempo lo sento un po' mio, questo cielo nella casa.

Giovanni, 14 anni provincia di Firenze