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Le prime notizie di palazzo Capponi si hanno tramite il catasto nel 1427: a
quel tempo, sul luogo dove due secoli dopo sarebbe sorta limponente
dimora, cerano alcune piccole e modeste case.
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Facciata di palazzo Capponi Covoni |

Protomo di cappone |
Nel 1458 due di quelle abitazioni in via
Larga, oggi via Cavour, vennero acquistate da Agnolo Tani, il direttore
della filiale del Banco Medici a Bruges nelle Fiandre, che vi andò a risiedere.
Le proprietà passarono per via ereditaria alla famiglia dei Carnesecchi,
che per un lungo periodo affittò ledificio.
Lultimo dei pigionali, a partire dal 1620, fu Piero di Girolamo
Capponi, che era alla ricerca di unabitazione più prestigiosa rispetto
alla casa di famiglia nel Fondaccio di Santo Spirito. Piero di Girolamo
era uno dei più ricchi banchieri fiorentini dellepoca, e apparteneva
a quella famiglia Capponi che aveva prodotto, tra laltro, il condottiero
Neri Capponi, e poi il gonfaloniere Piero. Nel 1623 il banchiere acquistò
le case Carnesecchi e un altro edificio più modesto situato nella retrostante
via del Cocomero (oggi via Ricasoli), dando inizio alla realizzazione
del palazzo.
Del lavoro fu incaricato larchitetto fiorentino
Gherardo Silvani, seguace del Buontalenti. La ristrutturazione fu effettuata dal 1623 al
1625. Alla fine, il palazzo si presentò con una nuova facciata di stampo buontalentiano.
Nelle parti decorate come le balaustre e i battiporta appaiono spesso le teste di cappone,
in riferimento alla famiglia. Allinterno il Silvani realizzò al piano nobile un
grande salone e una cappella privata.
Nel Settecento la famiglia attraversò, con gli ultimi Medici e poi con i Lorena, un
periodo di rinnovata floridezza. E decise di ingrandire il palazzo. Nel 1730 i fratelli
Pier Roberto, Giuliano e Girolamo Capponi riuscirono ad aggiudicarsi il
palazzo Milanesi Covoni in via Larga, confinante con il loro a nord.
I due palazzi furono così unificati e modernizzati.
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Cortile
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Galleria Covoni Barile |
I lavori iniziarono attorno al 1740 a cura dellarchitetto fiorentino
Luigi Orlandi. LOrlandi lasciò le facciate inalterate, introducendo come
elemento unificatore un grande cortile interno al posto dei giardini tergali.
Sul lato verso via del Cocomero (oggi via Ricasoli) vennero realizzate a terreno
ampie stalle e rimesse a cui si accedeva tramite un ingresso secondario aperto
in quella strada. Un altro intervento effettuato dallarchitetto fu lelegante
scalone che, partendo dalla loggia terrena, conduce ancor oggi fino al secondo
piano.
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Al piano nobile limpegno dellOrlandi fu profuso
nella realizzazione della cappellina privata nellala sud del palazzo e nella
galleria, che sono fra gli ambienti più suggestivi del palazzo. La cappellina fu foderata
sontuosamente con marmo giallo di Siena, marmo nero e marmo bianco di Carrara dal marmista
Carlo Socci, e la volta venne affrescata da Vincenzo Meucci che realizzò una Trinità
in gloria e angeli musicanti.
Vincenzo Meucci, pittore di stampo classicista, fu il più conteso frescante
fiorentino del pieno Settecento. A lui, e allautore delle architetture
illusioniste Domenico Giarré, i Capponi affidarono la decorazione pittorica
del palazzo.
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Sala di Fetonte |

Maria Covoni
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Meucci affrescò, oltre alla cappellina, la volta
dellatrio di ingresso e, interamente, la lunga galleria che si affaccia sul lato sud
del cortile. Ancora, decorò le pareti del cosiddetto primo salotto dipinto, e
rappresentò la Caduta di Fetonte sulla volta di un altro salotto al piano nobile
(detto appunto la sala di Fetonte).
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Caduta di Fetonte
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Nel 1788 il marchese Roberto di Gino ereditò le proprietà
di un altro ramo della famiglia Capponi, e si traferì nel palazzo di via San Sebastiano
(oggi via Capponi), uno dei più sontuosi di Firenze. Così il palazzo di via Larga venne
messo in vendita.
In quegli anni i fratelli Zanobi e Marco Covoni Girolami, appartenenti a un ramo
collaterale della famiglia Covoni Milanesi già proprietaria del palazzo poi inglobato nel
Palazzo Capponi, stavano cercando unabitazione. Il 14 marzo 1789 acquistarono
ledificio di via Larga per il prezzo di 16 mila scudi, consapevoli di andare a
occupare una dimora già in parte abitata dai loro avi.
Lultimo Covoni Girolami maschio morì nel 1914. I beni di famiglia furono ereditati
dalla figlia Maria, che aveva sposato il principe Giuseppe Borghese e si era trasferita a
Roma. Il palazzo di via Cavour era già stato venduto nel 1896 alla famiglia piemontese
dei Daneo, e la mobilia in gran parte trasferita.
Nel primo dopoguerra il piano nobile fu dato in locazione alla società Trezza di Verona,
appaltatrice delle imposte di consumo, che lo ha occupato fino agli anni Settanta. Durante
lultima guerra il quartiere al secondo piano ospitò prima un comando germanico e
poi il circolo ricreativo delle truppe alleate, che fecero gravemente deteriorare gli
ambienti, occupati negli anni Cinquanta e Sessanta dal circolo massonico de "La
Concordia".
Nel 1950 il palazzo fu messo in vendita dai Daneo e acquistato dalla società
assicurativa "La Fondiaria". I locali vennero affittati alla società
Marelli, poi allAsnu, alla società meccanografica Sem, poi alla Mensa
dello studente e ad altri ancora. A partire dal 1974 il Consiglio regionale
della Toscana occupa progressivamente tutti i piani del palazzo, che viene anche
collegato con ladiacente palazzo Panciatichi dove lassemblea toscana si era insediata sin dal 1973.
I progetti di ristrutturazione, opera
dellarchitetto Franco Bonaiuti, sono finalizzati al recupero delloriginale
struttura rendendola allo stesso tempo funzionale agli usi degli uffici regionali.
Nel
1991 si procede anche alla trasformazione delle antiche scuderie in un moderno auditorium
che si affaccia nel grande cortile dellOrlandi, sottoposto a restauro conservativo. |

Auditorium |
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